Storia del 9° Reggimento Alpini

Con l'Ordinamento Bonomi del 20 aprile 1920, viene costituito il comando del 9° reggimento; successivamente dal 1 luglio 1921 a Gorizia coi btg Vicenza del 6° (a Tolmino cp 59-60-61 ), Bassano del 6°  (a Gorizia cp 62-63-74), Feltre del 7° (a Caporetto cp 64-65-66) e Cividale dell'8° (a Cividale cp 16-20-76)  nasce il reggimento inserito nella 3a Divisione  Alpina.
Nel 1926  cede il btg Feltre al 7° ed il btg Cividale all'8°  rimanendo costituito dai btg Vicenza e Bassano nella III Brigata Alpina. Il 13/4/1935  si costituì il btg L'Aquila (erede del Monte Berico composto da abruzzesi).Strutturato su  4 compagnie formate rispettivamente la 1a e la 2a dal btg Vicenza,la 3a e la 4a dal btg Bassano e che assumeranno in seguito la numerazione sotto riportata. Il 31 ottobre 1935 risulta costituito dai btg L'Aquila nappina bianca (cp 93-108-143-292), Vicenza nappina rossa  (cp 59-60-61-290),Bassano  nappina verde(cp 62-63-74-297).
Il 20 gennaio 1936 vengono sciolte le quarte compagnie di battaglione.
Nel 1937 è inquadrato nella Divisione alpina " Julia" con i btg Vicenza (cp 59-60-61) e L'Aquila (cp 93-108-143). Il 25 settembre il btg Bassano viene ceduto all'11° rgt. Agosto 1939,  vengono costituiti i btg valle: Val Leogra nappina rossa (cp 259-260-261),Val Pescara nappina bianca (cp 285-286-287) che nel novembre successivo vengono inseriti nel raggruppamento alpino "Alto Isonzo".
Il 1 Maggio 1939 il raggruppamento viene sciolto ed i 2 btg passano nel 2° gruppo alpini valle. A metà aprile 1939 sbarca in Albania e si schiera in diverse località prospicenti la frontiera con la Jugoslavia sino al settembre 1941,allorchè fu inviato verso il confine con la Grecia.
Il 15 febbraio 1942 vengono costituite le compagnie armi d'accompagnamento.
Agosto 1942  btg L'Aquila (cp 93-108-143-119 a.a.),Vicenza (cp 59-60-61-117 a.a.) Val Cismon ceduto dal 7° rgt  (27/4/1942)(cp 264-265-277-118 a.a.),83a cp cannoni controcarro da 47/32.
Vengono inoltre costituiti:
- btg Vicenza bis ,costituito il 1/4/1941 impiegato in Valle Isonzo.
-IX battaglione complementi, inviato in Russia nell'agosto 1942. - IX battaglione di marcia, costituito alla fine del 1942,assegnato agli inizi 1943 al 103° reggimento di marcia ed inviato nella valle d'Isonzo.
-39° Battaglione “Monte Berico” (napp. rossa) già XXXIX btg complementi del 9° rgt alpini, formato sulle cp 755, 756 757, inquadrato nel 167° Rgt alpini costiero.
Il reggimento partecipa alle campagne di Albania-Grecia-Russia meritando 2 med. d'oro al valor militare.
Al rientro dalla Russia il battaglione L'Aquila era  rimasto con 3 Ufficiali e 159 alpini.

Signorini
Nel 1944 il btg L'Aquila viene ricostituito con gli organici del btg Abruzzi,assegnato al reggimento fanteria speciale del Gruppo di combattimento "Legnano" dell'Esercito del Sud.
Il 15 aprile 1946 Il btg L'Aquila costituisce il nucleo del rinato 8° reggimento alpini, nel quale rimane sino al 1975 prima ad Edolo poi a Tarvisio.
Il primo settembre 1975 è trasferito a l'Aquila (Abruzzi).
Nel 1976 viene assegnata al Btg Vicenza la bandiera del 9° rgt. Il 4/9/91  viene ricostituito il 9° rgt con base btg L'Aquila.(cp 93-108-143-119 mortai). Il 13/9/96 a seguito dello scioglimento del BAR Vicenza,rientra in possesso della bandiera di guerra. 
In data 1 settembre 1997, il btg L'Aquila passa alla  Brigata alpina "Taurinense". Nel 2001 viene assegnata la 264a cp c/c "Val Cismon".
fonte: www.vecio.it

Il 3° Reggimento artiglieria alpina

viene costituito, con sede in Bergamo, per effetto del R.D. n. 1254, alla data del 1-1-1915 con:
- gruppo «Oneglia» (25^, 26^, 27^ btr.) del l° Reggimento;
- gruppo «Bergamo» (31^, 32^, 33^ btr.) del 2° Reggimento;
- gruppo «Corno» (34^, 35^, 36^ btr.) di nuova formazione;
- gruppo «Genova» (28^, 29^, 30^ btr.).
Le batterie sono armate con il nuovo materiale da 65/17 a deformazione. Comandante: il Colonello Giuseppe Regazzi.
Dal maggio 1915 passano alle dipendenze del 3^ ° le btr. 59^ e 61^ già della Milizia Mobile (M.M.).
Durante il conflitto, l'Artiglieria da Montagna subisce uno straordinario incremento ed il 3° trasforma o costituisce 19 gruppi. Successivamente, in esecuzione alla circ. n. 144895 del 26-1-1918 del Comando Supremo, con la quale viene soppressa la differenziazione fra Artiglieria da Montagna e Artiglieria someggiata, si attua un ridimensionamento delle batterie da montagna che vengono alleggerite nell'organico, ed a un potenziamento delle batterie someggiate portandole allo stesso livello organico di quelle da montagna. Le batterie trasformate, sono armate con il pezzo da 65 ed i gruppi da montagna o someggiati della nuova unica specialità assumono la denominazione di «gruppi da 65 montagna». Terminata la guerra, i gruppi di mobilitazione vengono sciolti, i Reggimenti da Montagna subiscono notevoli movimenti anche strutturali, che culminano, nel 1921, con la soppressione delle denominazioni tradizionali dei gruppi e con il ridimensionamento degli stessi Reggimenti. Questi vengono ordinati su Tre gruppi, armati con il materiale da 75/13 di preda bellica, ed il 3° assume la seguente fisionomia:
- I gruppo (ex «Oneglia») su 1^,2^,3^ btr., in Ivrea;
- II gruppo (ex «Bergamo») su 4^, 5^, 6^ btr., in Bergamo;
- III gruppo (ex XXIX) su 7^, 8^, 9^ btr., in Bressanone.
Nel 1926, però, una nuova trasformazione delinea la struttura con la quale il 3° entrerà nel secondo conflitto mondiale.
Infatti, ritornati alle denominazioni tradizionali dei gruppi, il 3° viene ad essere costituito da:
- gruppo «Conegliano» su 13^, 14^, 15^ btr.;
- gruppo «Udine» su 16^, 17^, 18^ btr.;
Non a torto si è parlato, in tale circostanza, di trasformazione del 2° Reggimento da Montagna in 3° della stessa specialità.
Nuova sede è Gorizia;
il «Conegliano» prima a Conegliano Veneto e poi ad Osoppo e l'«Udine» a Gorizia. Nel 1929 un altro gruppo del 2° il «Belluno» su 22°, 23°, 24° btr. passa al 3° rimanendo nella sede di Belluno. Con la precedente struttura il 3° partecipa all'occupazione dell'Albania ed inizia la seconda guerra mondiale, inquadrato nella Divisione «Julia», in appoggio all'8° ed al 9° Reggimento Alpini sul livello di cooperazione battaglione-batteria.
Come già nel corso della prima guerra mondiale, anche durante la seconda vengono costituiti nuovi gruppi che, anziché essere numerati progressivamente come nel primo conflitto, assumono il nome delle valli dalle quali i gruppi stessi attingono i loro contingenti. Il 3° costituisce i gruppi:
- «Val Isonzo» su 38^ e 39^ btr., in Tolmino;
- «Val Tagliamento» su 41^, 42^, 43^ btr., in Osoppo;
che partecipano assieme ai gruppi permanenti alla campagna di Grecia. Nel corso della campagna anche altri due gruppi entrano a far parte del 3°:
- «Val Tanaro» su 25^, 26^, 27^ btr. (quest'ultima in rinforzo al Raggruppamento alpini «Pizzi» fino al febbraio 1941);
- «Val Po» su 72^, 73^, 74^ btr. del 4° Reggimento Artiglieria Alpina, inviati in Grecia in rinforzo alla Divisione «Julia».
Alla fine della campagna di Grecia il 3° perde i gruppi «valle»:
- il «Val Tanaro» ed il «VaL Po» rientrano al 4°;
- il «Val Isonzo» ed il «Val Tagliamento» entrano a far parte del 6° Reggimento della Divisione «Alpi Graie» di nuova costituzione.
II 3° torna pertanto sui gruppi «Conegliano» ed «Udine» fino alla vigilia dell'apertura del fronte russo. In vista del nuovo impiego, il 3° viene potenziato con:
- 77^ btr. controcarri su 6 cannoni da 75/39-38 (preda bellica f.);
- 45^ e 47^ btr. contraerei da 20 mm;
- gruppo «Val Piave» del 5°, su 35^ e 36^ btr. armate con il materiale da 105/11 di fabbricazione francese, di preda bellica.
Anche le dotazioni vengono modificate con l'innovazione della sostituzione delle squadre carreggio dei reparti munizioni e viveri dei vari gruppi con un autocarreggio dotato di autocarri medi. Per tutta la campagna di Russia l'ordinamento resta immutato, ma il 3° subisce perdite paurose per cui, al suo rientro in Patria, necessita di un completo riordino. L’8 settembre 1943, nel pieno dello svolgimento di dette operazioni di riordino in Friuli, il 3° viene sciolto.
Tratto da: Sotto il castello 2015/1

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Gli Alpini a Tolmino

Alpini a Tolmino

Durante il periodo che precedette il secondo conflitto mondiale e fino alla triste catastrofe dell’esercito italiano dell’8 settembre 1943, Tolmino fu sede di un distaccamento del 9° Reggimento Alpini della gloriosa e leggendaria Divisione “Julia”, comprendente i Battaglioni Vicenza, L’Aquila e il Val Cismon. Oltrepassato il ponte sull’Isonzo tra Volzana e Tolmino, un obice e la garritta con la sentinella ne indicavano l’ubicazione. Sull’arco di ferro tubolare sormontante l’ingresso, lo stemma con la scritta: Distaccamento 9° Reggimento Alpini. Qui, nei vasti alloggiamenti che occupavano la piana tra Isonzo e Pan di Zucchero erano di casa gli alpini.
L’epopea alpina è intessuta da atti eroici, tanti rimasti ignoti perché compiuti da piccoli nuclei isolati dispersi tra ghiacciai e vertiginose rocce a picco, oppure da reparti mandati in furia a rimediare situazioni critiche e compromesse così come nel maggio-giugno 1916, nell’ottobre 1917, nella guerra in Albania e in Grecia nel 1941 per arrivare al sacrificio di Nikolajewka e poi alla encomiabile opera di pace e solidarietà.
I ragazzi di Tolmino, quegli alpini con la lunga penna nera sul cappello, li vedemmo in tutte le salse: nelle ore di libera uscita gremire negozi e bar, mescolarsi con la gente che spesso intrattenevano con le esaltanti “marcette” della loro fanfara; gli ammirammo “bocia” nel giuramento di fedeltà alla bandiera, allineati e inquadrati, labari in testa, a fianco dei loro muli; li seguimmo nelle esercitazioni, nelle sfilate, nelle marce lungo i sentieri scoscesi del Mrzli, del Bogatin, del Monte Nero; li accompagnammo “veci” nei loro trasferimenti alla stazione di S. Lucia dove le tradotte li attendevano per portarli sui campi di battaglia in terre lontane, affardellati, tanti con la barba folta ma tranquilli e dignitosi nella loro tipica uniforme non più consona ai tempi e alle necessità belliche.
Eredi della “Secunda e Tertia” Julia Alpina, si distinsero sempre e dovunque per spirito di corpo, di sacrificio e di abnegaziane. La letteratura delle loro gesta è vastissima e lo sta a dimostrare il ricchissimo medagliere. «Resistere, vincere o morire!»
Era il motto che il ten. col. Tinivella, comandante dell’8°, medaglia d’oro, additava ai suoi uomini. E medaglie d’oro sono il ten. col. De Laurentis, comandante del Battaglione Vicenza e il col. Tavalli camandante del 9°.
Il 9 settembre 1943 le caserme vennero abbandanate e nei mesi seguenti a colmame il vuoto, vennero i bersaglieri della 3a Compagnia del Battaglione Mussolini, a lora volta rilevati il 21 marzo 1944 dagli alpini del Reggimento “Tagliamento”.
Formazione questa, costituita inizialmente da alpini friulani della divisione “Julia”, reduci dalla steppa russa, ma presto integrata con altri volontari che rappresenteranno il 40% della forza e da coscritti. Godeva di alto rispetto ed era pressochè autonoma dal comando tedesco avendo avuto tra i suoi fondatori il ministro di Grazia e Giustizia della R.S.I., Piero Pisenti, che ne seguiva direttamente i movimenti.
L’organico (1335 uomini al 23 marzo ‘45) comprendeva: due Battaglioni alpini, il I e il II e un Battaglione bersaglieri, il III; il comando Reggimento e la compagnia comando reggimentale.
Il I Battaglione “Isonzo” si insediò a Tolmino al comando del magg. Grossi dove pure prende posto il comando di reggimento e la compagnia reggimentale trasformata in gruppo da combattimento “Monte Nero”. La I compagnia si dispone tra Volzana e Camina, mentre la II e la III lungo il Baccia. Il II Battaglione viene a sua volta dislocato nella zona del Vipacco, mentre il III a difesa della strada isontina da Volzana a Plava.
Gli alpini del “Tagliamento”, solidissimi combattenti e ben organizzati, infliggeranno pesanti perdite ai partigiani ma vedranno ridursi anche le proprie file di circa un terzo.
Il 28 aprile ‘45 lasceranno definitivamente Tolmino.
Tratto da: Sotto il castello 2014/2

I leoni del monumento al 9° Alpini

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GORIZIA: terra di alpini e di alpinità.
Infatti, tra le due guerre mondiali erano dislocati a Gorizia diversi reparti da montagna, dapprima raggruppati nel III Comando di Brigata Alpino con sede a Udine, trasformato nel 1934 nel III Comando Superiore Alpino Julio e con l’anno successivo nella leggendaria 3ª Divisione Alpina “Julia”, la “Divisione miracolo”.
• Il Comando del 9° Reggimento Alpini, motto “AD ARDUA SUPER ALPES PATRIA VOCAT”, a Gorizia dalla costituzione, anno 1920, all’8 settembre 1943. Decorato di 2 Medaglie d’Oro al V.M., 2 Medaglie d’Argento al V.M. e dell’Ordine Militare di Savoia.
Ne hanno fatto parte in tempi diversi il Battaglione “Bassano” a Gorizia, il Battaglione “Feltre” a Caporetto, il Battaglione “Vicenza” a Tolmino, il Battaglione “L’Aquila” dalla costituzione, 13 aprile 1935 all’8 settembre 1943, il Battaglione “Cividale” e il Battaglione “Val Cismon” in Russia.
• Il Comando del 3° Reggimento di Artiglieria da Montagna (dal 1934 Artiglieria Alpina), motto “NOBIS INCEDENTIBUS RUPES RUUNT”, a Gorizia con il Gruppo “Udine” dal 1926 all’8 settembre 1943.
A seguito del casuale ritrovamento, da parte di Rinaldo Roldo, avvenuto diversi mesi fa in un magazzino comunale di due dei quattro leoni che ornavano il Monumento dedicato al 9° Reggimento Alpini esistente all’interno della Caserma della Vittoria sita nell’omonima piazza a Gorizia, oggi, in occasione dell’89° Anniversario della Fondazione della Sezione Alpini di Gorizia si svolge presso il Parco del Palazzo Comunale di Piazza Municipio l’inaugurazione ufficiale.
Di seguito alcune spiegazioni ricevute dal signor Sergio Chersovani e relative alle due foto pubblicate del Monumento al 9° Reggimento Alpini, provenienti dalla “collezione Gianni Simonelli di Gorizia” e dallo stesso messe gentilmente a disposizione.
Foto in basso: è la ripresa della cerimonia inaugurale del monumento avvenuta il 15 ottobre 1922 ricorrendo il 50° di fondazione del Corpo degli Alpini.
Il monumento si presenta come un assemblaggio di residuati bellici attorno al cubo in muratura. Risulta che gli stessi, le bombarde da 420 e la granata da 305 mm, con la demolizione del monumento, contestuale a quella della caserma, siano stati poi consegnati all’allora Museo della Redenzione di Palazzo Attems.
Si ignora la sorte del capitello che sorreggeva la granata e dei frammenti lapidei ai quattro angoli, mentre i leoni accovacciati alla base non appaiono come oggi nel grigio-cemento al grezzo, ma verniciati a lucido verosimilmente in color bronzo antico.
La ripresa è stata effettuata sull’area dell’attuale Largo XXVII Marzo con orientamento verso via Mameli, da una finestra del primo piano del corpo di fabbrica principale della caserma, quello prospiciente Piazza della Vittoria.
Si intravedono sullo sfondo le case della detta via e l’angolo della canonica della chiesa di Sant’Ignazio, tuttora esistente.

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Foto in alto: presenta una formazione d’onore in armi, nel corso di una ricorrenza solenne in epoca di poco successiva all’inaugurazione del monumento stesso. Potrebbe essere tra il 15 ottobre 1923 e il 1926 al massimo, in quanto le uniformi presentano il colletto nero adottato nel 1923 e gli ufficiali portano ancora i gradi sui paramani, aboliti nel 1926.
L’orientamento della foto è sempre verso via Mameli, però in direzione dell’attuale Biblioteca Statale Isontina, il cui edificio è visibile sullo sfondo.
In seguito alla demolizione del complesso, sul sedime dei ruderi presenti sulla sinistra della foto, a metà degli anni Cinquanta è sorto un edificio residenziale. Il francobollo risulterebbe applicato in epoca successiva alla sua obliterazione datata 1931.
Tratto da: Sotto il castello 2012/3

BATTAGLIONE ALPINI “L’AQUILA”
GORIZIA 21 APRILE 1935 – L’AQUILA 2015

I giovani abruzzesi arruolati alle armi, già molto tempo prima della nascita del Battaglione “L’Aquila”, venivano inviati a compiere il loro servizio in reggimenti e battaglioni alpini. Durante la prima guerra mondiale, 1915-18, essi furono inquadrati nel battaglione “Monte Berico” il quale ebbe tra i suoi ufficiali l’indimenticabile generale Rossi. A Recoaro il primo dicembre del 1915, fu costituito il “Monte Berico” i cui alpini provenivano dalle zone di reclutamento di Vicenza, Brescia e L’Aquila.
Il Battaglione si completò il 31 marzo 1916 in Val Posina, combattendo fino alla vittoria del 1918. Tante furono le decorazioni e riconoscimenti conferiti. Il battaglione operò in vari fronti: Vallorsa, Val Posina, Kukla, Santa Lucia di Tolmino, Monte Badenecche, Val Granzella, Cesen, ponte Busche. Abruzzesi ve n’erano anche in altri battaglioni come il “Feltre”. Il “Monte Berico” fu in prima linea a Tolmino sino al 19 agosto 1919, poi fu sciolto. Forte di queste tradizioni, gli alpini sentivano sempre vivo il desiderio che fosse creato un Battaglione dal nome abruzzese in Abruzzo. Attendevano sempre dallo Stato, un segno di gratitudine e d’amore per questo loro attaccamento al colore grigio verde.
LA NASCITA. Di questo sentimento si fece interprete l’avvocato Michele Iacobucci, allora Presidente della Sezione “Abruzzi“ dell’Ana. Questa iniziativa fu fatta propria dal colonnello Angelo Manaresi, all’epoca comandante del decimo Alpini, poi per molti anni sottosegretario di stato alla Guerra, che ben conosceva gli abruzzesi. Al ministero della Guerra, riuscì a rendere concrete le aspirazioni degli abruzzesi ottenendo la costituzione dell’atteso Battaglione “L’Aquila”, che nasceva in seno al Nono Reggimento con le stesse compagnie avute a suo tempo dal “Monte Berico”: 93ª, 108ª, 143ª.
 A seguito della circolare 5100 del 13 aprile 1935 fu costituito il 21 dello stesso mese a Gorizia il Battaglione Alpini “L’Aquila”, in seno al 9º Reggimento Alpini, il cui nome è simbolo di ogni ardimento alpino e consacra il valore, mai smentito, dei montanari abruzzesi. Il suo motto, “D’Aquila Penne, ugne di Leonessa” racchiude il nome di quattro città all’epoca abruzzesi, bacino di reclutamento del battaglione, e cioè L’Aquila, Penne, Orsogna e Leonessa (ora provincia di Rieti), esce dalla immaginifica fantasia del poeta Gabriele D’Annunzio.
Nella primavera del 1935, a Gorizia, nell’ambito del Nono, il neonato Battaglione “L’Aquila” veniva ad affiancarsi al “Vicenza” e al “Bassano”, il quale fu affidato al nuovo comandante maggiore Paolo Signorini, considerato non solo il primo comandante ma il padre e il fondatore. Dal 1935 è inquadrato nella Divisione “Julia” ed il 13 aprile dello stesso anno costituisce nella sede di Gorizia il Battaglione alpini “L’Aquila”, con le Compagnie 93ª, 108ª, 143ª, dove rimarrà fino al 1939. Nel 1938 è costituita la compagnia comando del Battaglione, e ciò a seguito di una decisione dello Stato Maggiore Esercito che riguarda tutti i battaglioni alpini.
Dal 1935 al 1939 il Battaglione fu presente alla frontiera orientale, ma spesso anche in Abruzzo, in particolare a Sulmona. Partecipa con il 9º al secondo conflitto mondiale inquadrato nella Divisione Alpina “Julia” (3º) ed è sciolto a seguito della firma dell’armistizio l’8 settembre 1943 nella Venezia Giulia. Ricostituito nel settembre 1944 nei pressi di Piedimonte d’Alife come Battaglione Alpini “Abruzzi”, dal successivo 25 novembre riprende il nominativo Battaglione Alpini “L’Aquila”, è inquadrato nel Reggimento Fanteria Speciale del Gruppo di Combattimento “Legnano”, e prende parte alla fase finale della Guerra di Liberazione, impegnando gli alpini che avevano militato nelle formazioni partigiane del Gran Sasso, formando il battaglione alpini “Abruzzi” e successivamente cambiato in “L’Aquila”.
Comprendeva le compagnie: 93ª, 108ª e 143ª e 119ª. Il Battaglione dal 15 aprile 1946 è assegnato all’8º Reggimento Alpini nel quale rimane fino all’agosto 1975, con sede prima a Edolo, poi a Tarvisio (Udine). Con la ristrutturazione dell’Esercito divenuto autonomo il 1 settembre 1975, il Battaglione Alpini “L’Aquila” pur inquadrato nella Brigata “Julia“ è trasferito nel capoluogo abruzzese e con decreto del 12 novembre 1976 gli viene concessa la Bandiera di guerra. In tale circostanza è reso erede delle tradizioni del Battaglione Alpini “Monte Berico” che, costituito dal 1 dicembre 1915, mobilitato dal 6º reggimento alpino, inquadrava le compagnie 93ª, 108ª e 143ª, le stesse che ora formano il battaglione “L’Aquila”. Il “Monte Berico” è stato sciolto il 19 agosto 1919 ed ha meritato nella guerra 1915-18 una Medaglia d’Argento. In precedenza, la caserma Rossi dell’Aquila aveva ospitato il Bar (Battaglione Addestramento Reclute) della Julia, con la compagnia 61ª, dislocata però a Teramo alla caserma “Grue”, dove sono stati addestrati migliaia di alpini provenienti da tutta Italia, inviati poi nei reparti friulani della “Julia“.
Il giorno della partenza il Capo Gruppo Ana di Tarvisio, Federico Buliani, ebbe a dire durante il discorso di commiato: «Alpini abruzzesi, purtroppo è giusto che voi ci lasciate, che ritorniate nelle vostre montagne, sappiate però che, per quanto affetto vi potranno dare i vostri concittadini, nessuno potrà volervi più bene di quanto ve ne abbiamo voluto noi friulani». Questo indissolubile legame con la terra e gli alpini friulani è andato sempre più rafforzandosi negli anni. Gli alpini abruzzesi, considerano il Friuli, la loro seconda terra.
PROTEZIONE CIVILE. Nel novembre-dicembre 1980 il battaglione opera in Campania e Basilicata in soccorso delle popolazioni colpite da grave sisma, meritando una medaglia di bronzo al valore dell’Esercito. Nell’ambito dei provvedimenti connessi con il riordinamento delle Forze Armate, il battaglione perde la propria autonomia per dare vita (in fase sperimentale) al Reggimento Alpini “L’Aquila”. La costituzione della nuova unità è sancita il 23 novembre 1992 con la denominazione 9º Reggimento Alpini. Da agosto a settembre 1992 il reggimento è impegnato nell’operazione “Vespri siciliani”, in concorso al mantenimento dell’ordine pubblico in Sicilia e per la stessa esigenza invia nell’isola dal dicembre 1972 al marzo 1993 proprio personale, inserito nell’8º Alpini. Nel settembre 1993-marzo 1994 il personale del reggimento è impegnato in Mozambico, inquadrato nel contingente “Albatros” che svolge operazione umanitaria per conto dell’Onu. Reparti del Reggimento partecipano nel corso del 1994 alle operazioni “Vespri siciliani“ (11 agosto - 5 settembre) e “Riace“ (novembre-dicembre).
 Il 13 settembre del 1996 a seguito dello scioglimento del battaglione addestramento reclute “Vicenza”, il Nono reggimento rientra in possesso della propria Bandiera di Guerra ceduta al “Vicenza” nel 1976.
ALTRO PASSAGGIO. Il 1º settembre 1997 il 9º Alpini passa, dalla Brigata Alpina “Julia“ alle dipendenze della Brigata Alpina “Taurinense“ al seguito della quale è chiamato ad operare in Bosnia dal 17 febbraio 1998. Nell’aprile del 1999 prende parte all’Operazione “Allied Harbour” in Albania; torna in territorio Balcanico per l’operazione “Joint Guardian” e “Consistent Effort” in Kosovo nel Febbraio 2000, è nuovamente interessato per l’’Operazione “Joint Guardian” in Kosovo nell’Ottobre 2001. Nel gennaio 2003 è inviato in Afghanistan, dove con il contingente “Nibbio” partecipa con unità dell’esercito Usa all’operazione “Enduring Freedom”. Per l’impegno profuso ed i risultati ottenuti in ambito di tale missione, il 15 ottobre 2003 alla Bandiera di Guerra del Reggimento è concessa dal Presidente della Repubblica la “Croce di Cavaliere all’Ordine Militare d’Italia“.
CAMPAGNE DI GUERRA. Nella seconda guerra mondiale Fronte Greco-Albanese:1940 in due mesi il Battaglione “L’Aquila” sostenne oltre trenta combattimenti. Leggendaria le battaglia per la difesa della Sella di Sant’Attanasio, di Murazzani e di Ponte di Perati. Gli alpini assottigliati nel numero e stanchi dei disagi e delle fatiche conservarono il loro valore contrastando eroicamente i greci. Il Battaglione Alpini “L’Aquila” perdeva 11 Ufficiali e 94 Alpini, 628 tra sottufficiali e alpini feriti, congelati e dispersi.
Fronte Russo. Il 16 agosto del 1942, da Gorizia, il Battaglione “L’Aquila” partì per la Russia con 52 Ufficiali, 52 Sottufficiali, 1752 Alpini, 367 muli, e 35 automezzi. Al ritorno in patria contava 3 Ufficiali e 159 Alpini. Si distinse l’allora tenente Giuseppe Prisco che è poi rimasto sempre legato agli alpini abruzzesi. Guerra di Liberazione: nel 1944 inizia la fase della Guerra di Liberazione, dove gli Alpini d’Abruzzo vi parteciperanno da protagonisti, confermando ancora una volta il loro grande valore e coraggio, riconosciuti già dai romani, che, riferendosi agli abitanti di quelle montagne contro i quali combatterono strenuamente tre lunghe guerre, dissero “nessun trionfo è possibile contro di loro né senza di loro”. In vista della costituzione dei Gruppi di Combattimento, lo Stato Maggiore dell’Esercito dispone che venga costituito un Battaglione di alpini abruzzesi per animare la resistenza nella zona della Maiella. A metà marzo 1945, gli alpini tornano in linea sulla Gotica. La posizione dell’Aquila è la più delicata, i combattimenti sono durissimi, con continue azioni e colpi di mano, finché nella mattina del 19 aprile, “Piemonte” e “L’Aquila” attaccano rispettivamente Casa Carrara e Quota 160, poi Quote 363 e San Chierico. I tedeschi cedono e nella pianura si intravede Bologna che raggiungeranno il 21 aprile e avanzando arriva a Brescia e a Bergamo, a Como e a Torino il 2 maggio 1945, dopo aver combattuto contro i nuclei tedeschi che resistono ancora nella zona di Pavia. Il 5 maggio, al termine del ciclo operativo, il Battaglione L’Aquila è schierato tra lo Spluga e lo Stelvio ed il 18 maggio riceve la medaglia d’Argento al valore.
La Campagna di Liberazione al Battaglione costò 30 morti e 175 feriti. Un contributo di valore e di sangue degno degli abruzzesi. Il 1º aprile 1946, il Battaglione L’Aquila costituirà il nucleo attorno al quale risorgerà l’8º Reggimento Alpini.
RICOMPENSE. Le ricompense al valore concesse al Battaglione alpini “L’Aquila”.
 Medaglia d’oro alla bandiera al valor militare, decreto 31 dicembre 1947. Fronte russo, 15 settembre 1942-1º febbraio 1943.
 Medaglia d’oro: decreto 30 gennaio 1948. Fronte greco (28 ottobre 1940-23 aprile 1941).
 Medaglia d’argento: decreto 3 novembre 1921 (Vallarsa, maggio-giugno 1916) al battaglione “Monte Berico”.
 Medaglia d’argento: decreto 27 luglio 1947 (Valle Idice, Bologna, Bolzano, 20 marzo - 3 maggio 1945) al battaglione “L’Aquila”.
 Medaglia di bronzo al valore dell’esercito: decreto 11 dicembre 1981 (provincia di Potenza, 26 novembre - 17 dicembre 1980) al battaglione “L’Aquila”.
 Il Comune dell’Aquila il 25 ottobre 2002, con delibera di Consiglio Comunale ha conferito la cittadinanza onoraria al 9º Reggimento alpini: la consegna fu fatta in una cerimonia nel settembre 2003.
Alpini del Battaglione “L’Aquila“ decorati di medaglia d’oro al valor militare di origini abruzzesi:
 Campomizzi Gino, alpino, nato a Castel di Ieri AQ il 1917, caduto in Russia nel 1942; fronte Russo, Ivanowka, quota 204, 153, 205. 12 - 25 dicembre 1942.
 Mazzocca Giuseppe, alpino, nato a Farindola nel 1922, caduto in Russia nel 1942, Fronte russo, Ivanowka, quota 204, 22 dicembre 1942.
 Rebeggiani Enrico, tenente, nato a Chieti nel 1916, caduto in Russia nel 1942.

Breve storia degli Alpini a Gorizia

Alpini a Gorizia 1919
La presenza dei reparti alpini a Gorizia risale a subito dopo la conclusione della Prima guerra mondiale, quando la città ed il suo territorio divennero parte del Regno d’Italia.

Tuttavia, una presenza di truppe alpine, seppur inserita nell’ambito delle operazioni belliche, la si trova nel contesto della VI battaglia dell’Isonzo nell’agosto 1916, che porterà le truppe italiane a conquistare la città dopo oltre un anno di assedio. Diverse furono infatti le batterie dell’artiglieria da montagna, inquadrate sia nella II che nella III Armata, operanti dal Sabotino al San Michele, che operarono in appoggio alle fanterie italiane.
Un anno dopo, nell’ottobre 1917, fu invece una Compagnia mitraglieri alpini, la 880a comandata dal Capitano Tomaso Bozano, ad essere protagonista delle operazioni militari in città, dovendo coprire la ritirata italiana in seguito allo sfondamento austro-tedesco di Caporetto del 24 ottobre. A presidio dei due ultimi ponti sull’Isonzo, gli alpini resistettero fino al 28 ottobre quando, ormai circondati dalle truppe austriache, tentarono una sortita nel corso della quale la retroguardia della compagnia venne presa prigioniera. Per questi fatti d’arme, il Capitano Bozano fu decorato di Medaglia di Bronzo al Valore Militare. Un episodio questo che è stato ricordato con lo scoprimento di una targa, sui resti del vecchio ponte 8 agosto, nell’ottobre 2008 grazie all’iniziativa di un socio del Gruppo Alpini di Gorizia. Al termine del conflitto, il 1° maggio 1919, giunse a Gorizia, per svolgervi servizio di guarnigione, il Battaglione Alpini “Aosta” che si sistema inizialmente nell’edificio del Tribunale. Da quel giorno, e fino al 1943, i reparti alpini costituiranno una costante e famigliare presenza per i goriziani e gli abitanti dei dintorni, chiamati anch’essi a svolgere spesso servizio militare proprio nelle truppe alpine. Nel 1920 divenne operativo a Gorizia il 9° Reggimento Alpini, alle cui dipendenze erano posti il Battaglione “Vicenza”, di stanza a Tolmino, il Battaglione “Bassano” a Gorizia, il Battaglione “Feltre” a Caporetto e il Battaglione “Cividale” a Cividale. In seguito rimasero alle dipendenze del 9° Alpini solamente il “Bassano” e il “Vicenza”, cui si aggiunse il Battaglione “L’Aquila”, costituito proprio a Gorizia il 13 aprile 1935. Gorizia divenne anche la sede del Comando di Reggimento del 3° Reggimento Artiglieria Alpina e del Gruppo “Udine”, entrambi dal 1926. Dalla città isontina i reparti, inquadrati nella 3a Divisione Alpina “Julia”, partirono per prendere parte alle operazioni di occupazione dell’Albania nel 1939 e partecipare alle operazioni belliche sul Fronte greco nel 1940-1941. Rientrati in patria, nell’agosto 1942 partirono per il Fronte russo dove scrissero gesta entrate ormai nella leggenda. Rientro dalla Russia Nel frattempo, i depositi reggimentali proseguivano l’attività di addestramento di reclute e complementi da inviare al fronte. L’armistizio dell’8 settembre 1943 vide lo sbando del Regio Esercito e delle sue unità, comprese quelle alpine: cessò così definitivamente, dopo oltre 20 anni, la presenza di reparti alpini a Gorizia.